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Natura e Paesaggio












Un comprensorio di elevato valore storico e naturalistico

La geologia

I calanchi sono delle particolari forme di erosione create dagli agenti atmosferici, in particolare dalle acque pluviali, nelle argille del Pliocene depositate in più riprese dall'oceano, soprattutto attorno a due milioni di anni fa: la relativa fluidità e l'incoerenza di questo strato geologico determinano dei fenomeni erosivi che si presentano come dei profondi "tagli" nei fianchi delle alture, "ferite" in cui non riescono a crescere le piante per la continua attività erosiva.
Sopra questi strati caratterizzati dai calanchi poggiano quelli creati dall'attività eruttiva del complesso vulcanico vulsino (fino a 300.000 anni fa). Osservando la rupe su cui poggia Civita di Bagnoregio si possono notare le diverse stratificazioni geologiche: dal basso verso l'alto troviamo argille ed argille sabbiose; su queste poggiano sabbie e conglomerati. Questi strati, come accennato, formano la base per i prodotti vulcanici, base assai incoerente e quindi soggetta ad un'intensa attività erosiva.
Sui prodotti vulcanici pleistocenici sorge la celebre Civita di Bagnoregio, che appare quaso come un'isola di tufo rosso nel mare delle bianche argille.
Dall'analisi degli antichi Archivi sono stati ricostruiti i diversi momenti storici in cui si sono verificati eventi di crollo che hanno determinato la progressiva riduzione dell'altura su cui essa sorge, assai distruttivi: nel 1450, 1466-1469, 1554, 1562, 1661, 1695, 1764, 1769, 1810 e 1888. Evento determinante è stato il distruttivo terremoto del 1738.
Il suggestivo borgo medievale, noto in tutto il mondo come "la città che muore" per il progressivo crollo delle pareti perimetrali ed il conseguente abbandono da parte della popolazione nel corso degli ultimi secoli, è raggiungibile attraverso un lungo ponte in cemento armato. E' questa l'ultima soluzione adottata per accedere al caratteristico paese: dal 1854 ad oggi il punto in cui passa la strada si è progressivamente approfondito di circa 25 metri. Uno studio condotto sulla velocità di arretramento dei bordi dei calanchi ha rilevato un'erosione media di circa 7 centimetri/anno.
L'uomo ha una responsabilità in questa situazione geologica: il disboscamento e l'allevamento intensivo condotti nei secoli sin dalle età più antiche, uniti alla massiccia estensione dei terreni coltivati sottratti al bosco, hanno determinato la scomparsa di gran parte della copertura vegetazionale della zona, assai utile con il proprio apparato radicale a trattenere le rocce più erodibili.
La rocca su cui poggia Civita di Bagnoregio ed, in generale, tutta l'area calanchiva, sono stati l'oggetto di una ricerca compiuta dal Consorzio Civita, organismo che riunisce il CNR, l'ENEA, l'Università della Tuscia, l'IBM-Semea, l'Euridata, l'Alenia, le Officine Galileo, l'ISMES e la Techso. Il Consorzio, oltre ad aver dato forza alla proposta di costituzione di un Parco Naturale nell'area dei Calanchi, si sta occupando di monitorare il fenomeno erosivo e di studiare metodologie e tecniche di restauro, conservazione e salvaguardia dei Beni Culturali ed Ambientali.

La vegetazione dei Calanchi

La morfologia collinare è talora dolce e verdeggiante, talvolta aspra e brulla, approfondita da corsi d'acqua a regime torrentizio che trasportano detriti e materiali strappati ai teneri strati argillosi. Le aree caratterizzate da un substrato argilloso sono spesso denudate: la forte attività erosiva non consente alla vegetazione di crescere; inoltre l'impermeabilità delle argille impedisce l'imbibizione del terreno da parte delle piogge, cosicché già alla fine della primavera le poche erbe cresciute, soprattutto specie annuali, sono quasi tutte già secche.
Alla base dei calanchi riescono a crescere alcuni elementi arbustivi come le ginestre (Spartium junceum), l'olmo (Ulmus minor), la rosa canina (Rosa canina), il rovo (Rubus sp.) e il biancospino (Crataegus sp.). Nelle zone pianeggianti troviamo inoltre piccoli boschi di castagno (Castanea sativa), carpino bianco (Carpinus betulus), orniello (Fraxinus ornus), roverella (Quercus pubescens) e cerro (Quercus cerris). La copertura vegetazionale è più rilevante nelle zone in cui il substrato geologico è caratterizzato dai prodotti vulcanici, spesso sotto forma di plateau di tufo: la maggior capacità di trattenimento dell'acqua piovana, la minore erodibilità, l'abbondanza di elementi chimici come il potassio utili al nutrimento, facilitano l'esistenza di aree boscate caratterizzate soprattutto da querceto misto.

La fauna

Il popolamento animale del comprensorio non si distingue molto da quello presente, in generale, in tutta la Tuscia: ci si trova in un'area caratterizzata da geomorfologia collinare con territori sottoposti a colture agricole e tratti di aree boscate. Tra gli uccelli sono presenti diversi rapaci diurni e notturni: tra i primi segnaliamo lo sparviere (Accipiter nisus), la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus) ed il lodolaio (Falco subbuteo); tra i notturni sono presenti la civetta (Athene noctua), il barbagianni (Tyto alba), l'assiolo (Otus scops), il gufo comune (Asio otus) e l'allocco (Strix aluco). Tra gli altri uccelli presenti il picchio verde (Picus viridis) nelle aree boscate, il martin pescatore (Alcedo atthis) nei pressi dei corsi d'acqua, la taccola (Corvus monedula) ed il piccione (Columba livia) negli abitati e sulle rupi tufacee. Tra i mammiferi sono frequenti la volpe (Vulpes vulpes), l'istrice (Hystrix cristata), il riccio (Erinaceus europaeus), il cinghiale (Sus scrofa); tra i mustelidi sono presenti il tasso (Meles meles), la faina (Martes foina) e la donnola (Mustela nivalis). Nei corsi d'acqua dell'area, di cui i principali sono il Rio Torbido ed il Fosso di Lubriano, è possibile osservare il raro tritone crestato (Triturus cristatus) e la salamandra pezzata (Salamandra salamandra). Interessante la presenza della lepre italica (Lepus corsicanus), in via d'estizione poiché sopraffatta dalla lepre europea (Lepus europaeus) importata a scopo venatorio. Una curiosità: nelle zone più impervie dei calanchi, dove raramente l'uomo giunge, vivono gruppi di capre inselvatichite.

Il territorio

Gran parte del comprensorio della Valle dei Calanchi è proposto per l'istituzione di un area protetta. Questo territorio di alto valore naturalistico, denominato "Forre della Teverina" è compreso nei Comuni di Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d'Agliano, Graffignano e Lubriano. In esso sono presenti notevoli testimonianze del periodo etrusco: presso Castiglione la necropoli in località Sermugnano e l'abitato di Pianello ed, in generale i diversi nuclei di necropoli e le antiche strade scavate nella roccia sono sparsi un po' ovunque.

 

.: Itinerari naturalistici nella Valle dei Calanchi
 
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